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AGRO - ALIMENTARE E WEB: L’APPROCCIO DELL’ICQRF

  • 24 gennaio 2017
  • Autore: Redazione VeSA
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di Bartolomeo Filadelfia, Maria Grazia Saporito e Fabrizio Gualtieri[1]

1. Introduzione

Con circa 135 miliardi di euro[2] di fatturato complessivo e 37 miliardi di euro[3] di export, realizzati nel 2015, il settore agro-alimentare è oggi uno dei più importanti asset strategici del nostro Paese. A livello mondiale, esso ne incarna tutta la straordinaria eccellenza qualitativa che deriva dalle sue produzioni e rappresenta al contempo uno straordinario fattore di competitività delle imprese italiane.

In tale ambito, un ruolo fondamentale lo giocano i prodotti di qualità a Denominazioni di Origine Protetta ed a Indicazione Geografica Protetta (DOP ed IGP) che svolgono oramai un ruolo di primaria importanza nella promozione del Made in Italy nel Mondo.

Solo per dare qualche dato circa l’importanza di tali prodotti, l’Italia ha, a livello europeo, con 811 prodotti agro-alimentari e vini DOP ed IGP[4] iscritti nei registri dell’Unione Europea ad essi dedicati[5], il più alto numero di prodotti di qualità certificata.

Dal punto di vista economico, nel 2014 il valore delle produzioni di qualità ha raggiunto i 13,4 miliardi di euro (circa il 10% rispetto al fatturato complessivo del settore agro-alimentare), con un valore per l’export di circa 7,1 miliardi di euro[6], +8% di incremento su base annua, corrispondente a circa il 21% dell’export agro-alimentare italiano.

Tuttavia, se da un lato tali valori dimostrano i notevoli risultati in termini economici e di appeal raggiunti dalle produzioni agro-alimentari italiane, dall’altro espongono le stesse, sia a livello nazionale che internazionale, a fenomeni sempre più dilaganti e sofisticati di usurpazione, di evocazione, di contraffazione, di usi commerciale illeciti e/o ingannevoli.

Secondo il rapporto ICE/Federalimentare del 2010, solo il falso Made in Italy nell’agro-alimentare (che comprende anche il sempre più rilevante fenomeno dell’Italian sounding[7]) vale circa 60 miliardi di euro; ciò significa un’enorme danno per le nostre produzioni e per l’economia nazionale nel suo complesso.

Ovviamente, nel Mondo globalizzato e connesso di oggi la gravità del fenomeno è amplificata dalla grande opportunità rappresentata dal commercio elettronico (e-commerce) che, seppur veicolo straordinario di promozione delle nostre produzioni agro-alimentari di qualità e delle nostre imprese del settore, è anche uno strumento di una pervasiva capacità lesiva quando è utilizzato per promuovere il falso Made in Italy.

Le grandi piattaforme di commercio elettronico (per esempio marketplaces come ebay, Alibaba ed Amazon[8]), i Social Network come Facebook, Instagramm, WeChat, etc., ma anche semplici siti web[9], hanno consentito possibilità di commercio fino a pochi anni fa insperate, permettendo anche a piccoli operatori (onesti e non) di poter fare affidamento su una platea di clienti potenzialmente sterminata e, per ciò che concerne l’agro-alimentare italiano, desiderosa di acquistare tutto ciò che abbia un anche solo un vago “sapore” di Made in Italy.

Per comprendere appieno la straordinaria opportunità, nonché l’altrettanto reale pericolo, rappresentata dal mondo del web basta dare uno sguardo ai numeri ed alla dinamica di crescita dell’e-commerce nel Mondo, in generale, e nell’Italia, in particolare.

Infatti, alcuni studi[10] riferibili al 2014 indicano che nel Mondo quasi 3 miliardi di persone usano internet e, di queste, circa un miliardo e duecento milioni acquistano online[11]; in tale ambito, secondo il rapporto della Casaleggio Associati[12] “Ecommerce in Italy 2016”, a livello mondiale le vendite online dei prodotti e dei servizi nel 2015 ammontano a 1.671 miliardi di dollari, ovvero il 7,4% delle vendite del settore retail a livello globale (con un incremento di 350 miliardi di euro rispetto al 2014).

Se tali dati non fossero già abbastanza esplicativi della crescita dell’e-commerce e delle sue potenzialità e rischi per il nostro comparto agro-alimentare, lo stesso rapporto precisa che entro il 2019 tali valori dovrebbero più che raddoppiare, raggiungendo rispettivamente la cifra 3.578 miliardi di euro, ovvero il 12.8% delle vendite del settore retail a livello globale.

Secondo alcuni studi, nel 2014 il settore dell’e-commerce nell’Unione Europea ha raggiunto, in termini di valore, complessivamente il 2,45% del suo Prodotto Interno Lordo, generando 2.400.000 posti di lavoro legati al commercio elettronico nel settore del B2C[13], con una presenza di circa 715.000 siti web[14].

Infine, per ciò che concerne il nostro Paese relativamente ai numeri dell’e-commerce, l’Osservatorio e-commerce B2C di Netcomm del Politecnico di Milano[15] afferma che <<L’e-commerce B2C continua a crescere anche nel 2016: il valore degli acquisti online degli italiani fa segnare un +18% per un giro di affari che sfiora i 20 miliardi di euro…………Nel 2016, in Italia il comparto del Food&Grocery vale 575 milioni di euro, in aumento del 30% rispetto al 2015. Nonostante la crescita in linea con la media di mercato dei prodotti (+32%), il Food&Grocery in valore assoluto incide ancora marginalmente (3%) sul totale mercato e-commerce B2C italiano, pari a quasi 20 miliardi di euro. Gli acquisti via smartphone nel settore raddoppiano e raggiungono quota 100 milioni di euro, pari al 17% del totale e-commerce del comparto (25% se si aggiungono gli acquisti via tablet). L’enogastronomia cresce del 17% e con un valore di poco superiore ai 240 milioni di euro rappresenta ancora il 47% del valore dell’alimentare online, la spesa Grocery sui siti e-commerce dei supermercati tradizionali con consegna a domicilio cresce del 40% e vale 188 milioni di euro>>.

Quindi, dai numeri e dalle considerazioni sopra esposte, emerge come la tutela delle produzioni agro-alimentari italiane, soprattutto di quelle di qualità certificata, sia a livello nazionale che internazionale, sia una questione al contempo strategica e complessa.

Strategica, in quanto solo incrementando il valore del vero Made in Italy a livello mondiale possono scaturire prospettive reali di crescita per il nostro Paese in una fase economicamente tanto difficile come quella attuale; complessa, perché oggi il campo da gioco di tutte le autorità di enforcement nel settore agro-alimentare deve considerare nuovi scenari e nuove modalità di azione e quindi ad una usuale e necessaria attività di controllo da esercitarsi a livello nazionale, deve affiancarsi e rafforzarsi una attività di cooperazione internazionale, sia a livello europeo che extra-europeo, con altri organi ed autorità di controllo.

L’esplosione del mercato online rende, pertanto, desuete anche le procedure di controllo più efficienti finora implementate, obbligando i “controllori” ad immaginarne di nuove.

Nei paragrafi che seguono saranno illustrate le strategie e le attività messe in campo dal Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (di seguito ICQRF o Ispettorato) per la tutela delle produzioni agro-alimentari italiane nel nostro Paese e nel Mondo.

2. L’ICQRF, struttura e competenze 

Prima di delineare le azioni che l’ICQRF ha messo in campo per il controllo dei prodotti agro-alimentari sul web, è utile descriverne brevemente la struttura e le competenze.

L’ICQRF è l’organo di controllo ufficiale del Mipaaf[16] incaricato di prevenire e reprimere le frodi relative ai prodotti agro-alimentari e ai mezzi tecnici per l’agricoltura che opera in conformità con quanto previsto dal Reg. (CE) n. 882/2004; è organizzato in una Amministrazione centrale, con sede a Roma, e con sedi periferiche distribuite su tutto il territorio nazionale (29 Uffici territoriali, 5 laboratori di analisi e un Laboratorio Centrale per le analisi di revisione).

L’Amministrazione centrale è articolata in due Direzioni generali, la Direzione generale per il riconoscimento degli organismi di controllo e certificazione e tutela del consumatore e la Direzione generale della prevenzione e del contrasto alle frodi agro-alimentari.

L’ICQRF realizza mediamente il 40% dei controlli agro-alimentari effettuati ogni anno in Italia (incluso il settore del vino e degli alcolici). Nei settori di intervento esegue oltre il 75% dei controlli svolti dagli organi del Ministero; segue l’ex Corpo Forestale di Stato (CFS)[17], con circa il 22% e il Nucleo Antifrodi Carabinieri ( NAC) con quasi il 3%[18].

Solo per dare qualche dato: l’ICQRF nel 2015, ha effettuato circa 37.000 controlli (ispezioni e controlli in Ufficio) e circa 9.800 analisi di laboratorio controllando oltre 53.000 prodotti ed effettuando 676 sequestri per un valore complessivo di oltre 68 milioni di euro[19].  

Nello specifico, a livello nazionale, le competenze dell’ICQRF, riguardano:

  • Controlli ufficiali sulla qualità, genuinità e identità dei prodotti agro-alimentari e dei mezzi tecnici di produzione agricola (sementi, mangimi, fertilizzanti e fitosanitari) finalizzati alla prevenzione e repressione delle frodi e degli illeciti;

  • Irrogazione di sanzioni amministrative pecuniarie in materia agricola e agro-alimentare di competenza statale;

  • Autorizzazione, revoca e vigilanza degli Organismi di Controllo (OdC) che operano nell’ambito delle produzioni di qualità regolamentata;

    A livello di cooperazione intra-UE, l’ICQRF svolge le funzioni di:

  • Food Fraud Contact Point (FFCP) per l’Italia, insieme al Ministero della Salute, su designazione della Commissione Europea (ai sensi del Regolamento (CE) n. 882/2004). A tal proposito, dall’ottobre del 2016 l’ICQRF fa parte del Food Fraud Network (FFN) di assistenza amministrativa tra le Autorità europee di contatto per la cooperazione tra Stati Membri in caso di frodi.

  • Autorità di protezione ex officio a tutela delle produzioni di qualità DOP ed IGP (ai sensi dell’art. 13 e 38 del Reg. (UE) n. 1151/2012);

  • Organismo di contatto per i prodotti vitivinicoli (ai sensi dell’articolo 82, paragrafo 2, del Reg.(CE) n. 555/2008;

Per ciò che concerne i controlli ufficiali, la maggior parte dell’attività svolta dall’ICQRF mira a verificare:

  • la qualità merceologica dei prodotti posti in commercio;

  • il rispetto della normativa europea e nazionale in materia di etichettatura;

  • la qualità dei prodotti alimentari importati ed esportati.

  • le attività delle strutture di controllo pubbliche e private nel campo della qualità alimentare registrata (DOP, IGP, STG, i prodotti biologici, vini di qualità certificata);

    Tali controlli sono svolti lungo l’intera filiera produttiva e commerciale per la verifica dei requisiti merceologici e qualitativi. Sono effettuati, pertanto, alla produzione primaria e presso gli stabilimenti di trasformazione, alla distribuzione commerciale, all’importazione (ai porti, punti doganali) e all’esportazione, nonché presso ristoranti e mense.

    Per ciò che concerne l’attività analitica svolta dall’ICQRF mediante il network dei propri Laboratori[20], essa ha le finalità di verificare la conformità dei prodotti ai requisiti di legge, l’effettiva composizione quali-quantitativa dei prodotti prelevati nel corso delle ispezioni; i laboratori dell’ICQRF svolgono inoltre attività di studio e ricerca per la messa a punto di nuove metodiche analitiche.

L’ICQRF è il più importante organo sanzionatore italiano nel settore agro-alimentare, infatti 2015 ha emesso 1.497 ordinanze –ingiunzione di pagamento, per un importo vicino ai 9 milioni di euro.

Per numerosi settori dell’agroalimentare (Denominazioni Protette, vino, fertilizzanti, ecc.), la legge ha affidato all’Ispettorato il compito di comminare le sanzioni amministrative per le contestazioni effettuate da altre autorità di controllo.

L’ICQRF è, inoltre, l’autorità nazionale preposta al riconoscimento ed autorizzazione delle strutture di controllo e certificazione (siano esse private o pubbliche) che intendono operare nell’ambito delle produzioni di qualità regolamentate (prodotti a DOP, IGP, STG, compresi i vini, e le produzioni biologiche).

Infine, l’Ispettorato esercita le funzioni statali di vigilanza sull’operato degli OdC svolgendo la propria attività sull’intero territorio nazionale.

3. L’ICQRF ed i controlli sul web

Come già accennato precedentemente, la nuova frontiera del commercio elettronico impone  cambiamenti nelle strategie di controllo che devono essere implementate nel settore agro-alimentare da parte delle autorità di enforcement a ciò preposte.

Infatti, la trans-nazionalità e la velocità delle transazioni commerciali, la potenziale elevata diffusività dei messaggi promozionali, il basso costo nel creare un sito web o nel pubblicare annunci commerciali sugli IHPs, etc, rendono o rischiano di rendere gli ordinari strumenti e procedure utilizzati dagli organi di controllo nel settore agro-alimentare non più adeguati a rispondere a tali sfide.

Una efficace risposta a tali questioni è stata data dall’ICQRF, rendendo più efficaci gli strumenti normativi rientranti nelle proprie competenze istituzionali e creando delle nuove modalità di azione, implementando protocolli mondiali di cooperazione ed attività di collaborazione con alcuni dei più importanti players mondiali dell’e-commerce, come ebay, Alibaba ed Amazon per la protezione delle DOP e delle IGP. In tale circostanze, l’ICQRF non agisce tanto come autorità di enforcement, ed è qui la straordinaria novità, ma come longa manus del Mipaaf, ovvero del titolare dei diritti di proprietà intellettuale relativi a tutte le DOP ed alle IGP italiane, che devono essere difese qualunque fenomeno di uso illecito delle stesse che potrebbe verificarsi su tali piattaforme di commercio elettronico.

Passiamo ora a descrivere nel dettaglio le attività di tutela svolte dall’ICQRF sul web seguendo un percorso che, partendo dal livello nazionale, mette in evidenza gli straordinari risultati ottenuti dalla cooperazione tra competent authorities, intra ed extra-UE, per arrivare alle più avanzate forme di cooperazione/collaborazione con i più grandi players mondiali del commercio elettronico.

3.1  L’ICQRF ed i controlli sul web. L’attività nazionale.

In ambito nazionale, l’ICQRF svolge la propria attività di controllo dei prodotti agro-alimentari sul web mediante l’adozione di uno specifico programma annuale mirato a coordinare l’attività degli Uffici territoriali nel settore e denominato “Controllo del commercio elettronico dei prodotti alimentari di qualità regolamentata”, il cui obiettivo è quello di tutelare i consumatori e gli operatori da fenomeni di sleale concorrenza, attraverso una verifica dei siti web e delle informazioni ivi contenute circa la presentazione e pubblicità dei prodotti alimentari, con particolare riguardo ai prodotti DOP, IGP, STG e biologici.

Le verifiche riguardano sia l’e-commerce, cioè le vendite tramite internet, sia tutte le forme di comunicazione destinate, in modo diretto o indiretto, a promuovere e a presentare i prodotti agro-alimentari sui siti web.

In tale programma sono dettagliatamente stabiliti il numero dei controlli su internet da effettuarsi da parte di ciascun ufficio territoriale dell’ICQRF, le caratteristiche dei prodotti da controllare, le principali problematiche che potrebbero verificarsi nell’effettuazione dei controlli online, la normativa di settore cui far riferimento, la normativa sanzionatoria, il coordinamento tra i vari Uffici territoriali nel caso di DOP ed IGP rientranti nella competenza di diversi Uffici, ed una serie di allegati tecnici.

Nel complesso, ogni anno vengono programmati ed effettuati oltre 500 controlli sul web.

3.2  L’ICQRF ed i controlli sul web: l’Attività ex officio.

Il Reg. UE 1151/12 ha definito i prodotti agroalimentari DOP ed IGP come parte del “Patrimonio culturale e gastronomico e diritti di proprietà intellettuale dell’UE”[21], e come tale essi devono essere oggetto di salvaguardia e tutela totale ed efficace.

Per queste ragioni, l’articolo 13 di tale regolamento  prevede una serie di disposizioni per la protezione dei prodotti DOP ed IGP, stabilendo che i nomi registrati sono protetti contro qualsiasi uso commerciale diretto o indiretto del nome registrato stesso per prodotti che non sono, invece, oggetto di registrazione e contro qualsiasi usurpazione, imitazione, evocazione o qualsiasi altra pratica che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto.

Inoltre, in questo meccanismo di tutela è stata anche disciplinata la cooperazione intra-UE tra autorità competenti denominata “Protezione ex officio[22].

L’Italia, con Decreto 14 ottobre 2013 del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, ha designato l’ICQRF quale autorità italiana competente a prevenire o fermare l’uso illegale di Denominazioni di Origine Protetta ed Indicazioni Geografiche Protette commercializzate in Italia, nonché di assicurare la comunicazione tra autorità incaricate dagli altri Stati Membri per far cessare l’uso illegale di Denominazioni di Origine Protette e di Indicazioni Geografiche Protette italiane sul territorio dell’Unione Europea.

Sulla base di tale decreto, il Capo dell’ICQRF nel marzo del 2014 ha istituito l’Unità di protezione ex officio, unità costituita nell’ottica di un approccio multidisciplinare e formata da funzionari provenienti da entrambe le direzioni generali dell’ICQRF, che ha il compito di ricevere le segnalazioni di uso illegale nei Paesi dell’Unione europea delle DOP e delle IGP italiane, istruire, valutare, gestire e assicurare la comunicazione tra le autorità competenti di tutti gli Stati membri per farne cessare l’uso.

Questa Unità, fin dalla sua istituzione, ha individuato, come suo core businness strategico, i controlli sul web, poiché gli stessi consentono di poter espletare un enorme numero di verifiche in poco tempo ed a costi quasi nulli. 

L’implementazione di questa strategia è stata vincente, dal 2014 al 2016 l’ICQRF, nell’ambito della protezione internazionale ex officio dei prodotti a DOP ed IGP italiani ha avviato, ed in buona parte risolto, ben 240 casi di usurpazione/evocazione/uso commerciale diretto o indiretto/pubblicità ingannevole per qualità, origine, etc., principalmente sul web, contattando 15 autorità ex officio di altrettanti S.M. dell’UE (Austria, Germania, Francia, Belgio, Grecia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Danimarca, Paesi Bassi, Svezia, Finlandia, Polonia, Cipro e Lettonia) e della Svizzera.

Tra le azioni più rilevanti, si segnalano:

  • Usurpazioni dell’olio IGP Toscano, presso negozi e siti internet nel Regno Unito;

  • Usurpazioni del Prosciutto San Daniele, mediante la commercializzazione di prosciutti generici denominati “San Daniele ham”, su siti internet del Regno Unito;

  •  Evocazioni dell’aceto Balsamico di Modena IGP, mediante l’illecito utilizzo del nome protetto per generici condimenti su siti internet della Polonia, della Spagna, del Belgio, del Regno Unito, del Portogallo e della Germania;

  • Evocazioni ed usurpazioni delle DOP Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano, mediante commercializzazione di formaggi generici in polvere congelati, su siti internet della Francia, del Belgio e del Regno Unito;

  • Usurpazioni della DOP Grana Padano su siti internet e presso fiere internazionali dell’agroalimentare in Francia, Lettonia ed Olanda;

  • Evocazioni ed usurpazioni relative agli oli DOP Riviera Ligure e Sardegna su siti internet britannici;

  • Evocazioni della DOP Parmigiano-Reggiano, mediante la commercializzazione di “Parmesan Vegan” su più di un centinaio di siti internet europei.

3.3 L’ICQRF e l’attività sul web. L’attività come organismo di contatto

Preliminarmente alla descrizione delle attività svolte dall’ICQRF quale organismo di contatto nel settore vitivinicolo in riferimento ai controlli sul web, è opportuno far presente che, in analogia con quanto previsto dal Regolamento UE n. 1151/2012, anche i prodotti vitivinicoli DOP ed IGP godono nel territorio dell’UE di una forte protezione[23], contro qualunque uso commerciale diretto o indiretto delle denominazioni registrate per prodotti che non sono oggetto di registrazione, contro qualsiasi usurpazione, imitazione, evocazione o qualsiasi altra pratica che possa indurre in errore il consumatore sulla vera origine del prodotto, etc.

Come nel caso della protezione ex officio, anche per la protezione dei prodotti vitivinicoli DOP ed IGP (e dei prodotti vitivinicoli generici) esiste nell’UE un meccanismo di cooperazione tra gli Stati Membri, disciplinato dal Regolamento (CE) n. 555/2008.

In particolare, l’articolo 82, paragrafo 2, del Regolamento sopra citato prevede che ciascuno Stato Membro designa un solo organismo di contatto responsabile del collegamento con gli organismi di contatto degli altri Stati Membri e con la Commissione.

Gli organismi di contatto trasmettono e ricevono le richieste di collaborazione in materia di controlli vitivinicoli e rappresentano lo Stato Membro a cui fanno capo nei confronti degli altri Stati Membri o della Commissione.

Nel nostro Paese, il decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali del 19 giugno 2014 ha individuato l’ICQRF quale organismo di contatto per l’Italia,

In analogia agli altri prodotti agro-alimentari DOP ed IGP,  anche in questo caso l’attività di tutela svolta come organismo di contatto è stata incentrata sul web con risultati a dir poco straordinari. Dal 2014 al 2016 l’ICQRF, agendo per la protezione dei vini DOP ed IGP italiani, ha avviato, ed in buona parte risolto ben 682 casi di usurpazione/evocazione/usi commerciali diretti ed indiretti e pubblicità ingannevoli, contattando 18 organismi di contatto di altrettanti S.M. dell’UE (Austria, Germania, Francia, Belgio, Lussemburgo Grecia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Olanda, Svezia, Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Romania e Croazia) e, per il tramite della Commissione europea o direttamente, in Paesi Terzi come la Svizzera, l’Ucraina, la Moldavia, la Norvegia e gli Stati Uniti.

Tra le azioni più rilevanti si segnalano:

  • Usurpazioni, evocazioni e pubblicità ingannevoli dei vini DOP Prosecco (Prosecco DOC, Conegliano-Valdobbiadene Prosecco DOCG, Asolo Prosecco DOCG) mediante la commercializzazione di vini alla spina denominati Prosecco on tap (alla spina)”, di “vini spumanti rosè denominati Prosecco” e di “vini generici in lattina etichettati e/o pubblicizzati come Prosecco” su centinaia di siti internet relativi a pubs, ristoranti,   commercianti all’ingrosso e piattaforme di vendita online nel Regno Unito, in Irlanda, in Germania, in Austria, in Belgio, nei Paesi Bassi, in Polonia, in Romania, nella Repubblica Ceca, Romania, in Croazia, in Portogallo, in Danimarca, in Ungheria, in Austria ed in Paesi Terzi quali Svizzera, Stati Uniti d’America, Moldavia ed Ucraina;

  • Usurpazioni ed evocazioni di decine di vini DOP ed IGP italiani, mediante la vendita di cosiddetti vini fai da te denominati “wine kits”, pubblicizzanti vini DOP italiani quali il Brunello di Montalcino, il Barolo, il Barbera d’Asti, l’Amarone della Valpolicella, il Chianti ed il Chianti Classico, il Frascati, il Toscano IGP, etc, su centinaia di siti internet del Regno Unito, dell’Irlanda, della Svezia e degli Stati Uniti d’America ;

  • Usurpazioni del vino IGP Lambrusco dell’Emilia da parte di ditte spagnole;

Nell’ambito della tutela dei vini DOP ed IGP, è da rilevare che l’ICQRF ha stipulato:

  •  con il BMEL[24] tedesco un accordo di cooperazione rafforzata per la protezione dei vini DOP Prosecco; ed

  • con il TTB[25] statunitense un Memorandum of Understanding (MoU) per la cooperazione e lo scambio delle informazioni sui vini.

L’accordo con il BMEL tedesco, stipulato in forma di scambio di lettere il 7 giugno 2016, prevede che la Società Sistema Prosecco (che raggruppa i tre Consorzi di tutela dei vini Prosecco[26]) possa diffidare direttamente il titolare del sito web tedesco interessato da fenomeni di illecita commercializzazione di vini che si richiamano al Prosecco, avvertendo l’operatore che se entro 20 giorni dall’avvenuta diffida le informazioni commerciali illecite non saranno eliminate, la Società Sistema Prosecco provvederà ad informare l’ICQRF che attiverà, come organismo di contatto, le autorità tedesche competenti per le azioni di contrasto conseguenti.

Il MoU con il TTB statunitense, firmato il 12 aprile 2011 a Washington DC, è finalizzato a stabilire un costante canale per la cooperazione e lo scambio di informazioni con lo scopo di combattere le frodi nella produzione e nel commercio delle bevande alcoliche tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America.

3.4 L’ICQRF e l’attività sul web. L’attività di cooperazione e collaborazione con i più importanti market places del commercio elettronico

Una delle attività più innovative svolte dall’ICQRF nella tutela dell’agro-alimentare Made in Italy è l’attività di cooperazione/collaborazione con alcuni dei più importanti market places del commercio elettronico.

Infatti, a livello europeo l’ICQRF è l’unico organo di controllo che ha sottoscritto alcuni interessanti Memorandum of Understanding (MoU) e coopera quotidianamente con le principali piattaforme di commercio elettronico mondiale quali ebay, Alibaba ed Amazon per la tutela del Made in Italy agro-alimentare.

Tale attività scaturisce dalla constatazione che se da un lato il commercio online offre molteplici benefici ai consumatori e alle imprese ampliando notevolmente le possibilità di scelta e di nuovi investimenti, dall’altro lato, esso si presta a violazioni plurime di non facile contrasto, tenuto conto dello sviluppo delle transazioni telematiche e della possibile diffusione di condotte illecite oltre i confini nazionali.

Pertanto, nell’esercizio delle proprie competenze, l’ICQRF ha attivato tutti gli strumenti di enforcement a disposizione: dall’accertamento delle violazioni, agli impegni con altri Stati Membri, alla moral suasion, alla verifica dell’inottemperanza a diffide e provvedimenti.

In particolare, l’attività di monitoraggio e controllo sul web dell’Ispettorato copre qualsiasi tipologia di pratica commerciale scorretta in danno dell’immenso patrimonio eno-gastronomico italiano: usi scorretti di indicazioni geografiche per prodotti generici e qualsiasi forma di imitazione, usurpazione ed evocazione. L’attività di controllo si estende alla verifica delle etichette, delle designazioni di vendita, della pubblicità e della descrizione dei prodotti contenute nelle inserzioni di vendita.

Prima però di entrare nel dettaglio delle cooperazioni con i soggetti sopra descritti e prima ancora di descrivere i casi più significativi riscontrati ed affrontati sul web, appare utile fornire un sintetico inquadramento giuridico della nozione di Internet Hosting Providers (IHPs), al fine di meglio comprenderne gli obblighi e le responsabilità, poiché piattaforme di commercio elettronico come ebay, Alibaba ed Amazon sono tecnicamente definite IHPs.

Ai sensi dell’articolo 14 della Direttiva 2000/31/CE, gli Internet Hosting Providers forniscono ospitalità nella rete agli inserzionisti che se ne intendono avvalere e stabiliscono un collegamento diretto ed immediato tra venditore e consumatore. Gli inserzionisti, pertanto, possono offrire merci e servizi indipendentemente; ciò significa che gli IHPs non hanno alcun obbligo generale di monitorare le attività di vendita che ospitano nella rete così come non hanno alcun obbligo generale di cercare sulla piattaforma attività illecite che possano violare diritti di terzi.

In altri termini, gli IHPs non hanno alcun tipo di responsabilità in caso di vendita di prodotti o servizi che violino diritti di terzi soggetti. Si tratta però di una responsabilità limitata, nel senso che se gli stessi vengono a conoscenza di attività o informazioni illegittime sono obbligati a rimuovere le inserzioni illegittime e comunque a disabilitarne l’accesso agli utenti.

Inoltre, le policies aziendali dei grandi marketplaces prevedono anche la sospensione dell’account nel caso in cui lo stesso inserzionista si sia reso protagonista di più attività illegittime.

Pertanto, al fine di evitare qualsiasi tipo di responsabilità, gli IHPs hanno creato dei sistemi per la tutela dei diritti di proprietà intellettuale che consente ai titolari di tali diritti di notificare eventuali violazioni: tale processo di denuncia prende il nome di “Notice and Take-down”.

Su tale base, ebay ha creato il Programma di verifica dei diritti di proprietà (VeRO – Verified Rights Owner) che consente ai titolari di un diritto di proprietà intellettuale (come copyright, marchi registrati o brevetti ed Denominazioni ed Indicazioni Geografiche Protette) di segnalare eventuali violazioni ai propri legittimi diritti.

L’ICQRF partecipa a tale programma, in qualità di rappresentate del Mipaaf, titolare dei diritti di proprietà intellettuale relativi alle DOP ed IGP taliane, ed è in grado di individuare le inserzioni potenzialmente non conformi alle norme e richiederne l'eliminazione.

Inoltre, l’ICQRF ha creato sulla piattaforma ebay una propria pagina web[27] per comunicare direttamente con gli utenti di ebay ed informando gli stessi circa la normativa europea e nazionale in tema di informazioni obbligatorie per i prodotti agro-alimentari e in tema di tutela dei prodotti DOP e IGP.

In termini pratici, la cooperazione tra l’ICQRF ed ebay prevede una procedura molto semplificata grazie alla sottoscrizione di uno specifico MoU[28].

Con tale MoU, ebay ha fornito all’ICQRF un format di “Notifica di Violazione” che quest’ultimo provvede a compilare indicando, nello specifico, i propri riferimenti e, soprattutto, il “Numero Oggetto”, ossia il numero che identifica l’inserzione illegittima rilevata nel corso del controllo sulla piattaforma.

Il secondo step prevede l’invio della notifica di violazione debitamente compilata all’ indirizzo di posta elettronica del Dipartimento VeRO di ebay, che, dopo una veloce valutazione della notifica,  se trovata fondata, provvede all’eliminazione dell’inserzione segnalata.

Questo sistema, rapido, semplice ed efficace, consente la rimozione di inserzioni irregolari dalla piattaforma ebay in poche ore!

Dal 2014 al 2016 sono stati segnalate dall’ICQRF ad ebay 388 inserzioni irregolari, relativi a casi quali;

  • cosiddetti vini fai da te (wine kits) pubblicizzati ed etichettati con i nomi dei più famosi e pregiati vini italiani di qualità quali “Chianti”, “Barolo”, “Amarone”, “Montalcino” e tanti altri;

  • falsi vino prosecco commercializzati in lattina o come vini rosè;

  • cosiddetti formaggi fai da te (cheese kits) pubblicizzati ed etichettati con nomi quali “Gouda”, “Parmesan” e “Feta”;

  • prodotti vegani pubblicizzati e/o etichettati come “parmesan vegan”.

Anche la cooperazione con il Gruppo Alibaba dimostra che con i giusti strumenti e con specifici accordi tra le parti, il controllo sul web è possibile.

Lo scorso agosto[29] è stato siglato un importante Memorandum of Understanding (MoU) che ha, preliminarmente, riconosciuto l’ICQRF quale “Rights Holder” per la protezione delle indicazioni geografiche italiane sul web.

Grazie a tale MoU, l’ICQRF è stato inserito all’interno del sistema di Alibaba denominato Intellectual Property Protection che consente di presentare direttamente online denunce di violazione relative alle DOP ed IGP italiane presenti sulle diverse piattaforme[30] di e-commerce che fanno riferimento a tale market place.

Ogni notifica di violazione online è accompagnata da motivazioni di diritto ed è supportata da elementi probatori (es. sentenze, disciplinari di produzione, decreti di riconoscimento di prodotti agro-alimentari, prodotti vitivinicoli e bevande spiritose come prodotti a denominazione di origine).

I risultati non si sono fatti attendere: dal 2015 al 2016 sono state segnalate 90 inserzioni irregolari, la cui casistica è la più svariata: oltre ai casi dei vini e dei formaggi fai da te, sono stati riscontrati numerosi casi di formaggi generici provenienti dalla Cina, dall’Egitto e dagli USA designati come “Parmigiano Reggiano” o “Italian Parmesan cheese Style”, oppure aceti di riso commercializzati come “Aceto balsamico di Modena”, e ancora, casi in cui il Prosecco veniva commercializzato in lattina.

Infine, pur senza aver sottoscritto ancora alcun MoU, l’ICQRF nella prima metà del 2016 ha implementato una soddisfacente collaborazione con Amazon che si svolge con una modalità di segnalazione diretta al Dipartimento per gli Affari Legali di Amazon Europe, con sede in Lussemburgo, relativamente alle violazioni riscontrate sulle piattaforme della stessa con dominio europeo e richiedendone l’eliminazione.

Anche in questo caso i risultati sono stati notevoli: nel 2016 sono state segnalate 148 inserzioni irregolari relative a “wine kits” usurpanti e/o evocanti vini DOP ed IGP italiani, usurpazioni dei vini DOP Prosecco, con la commercializzazione di “Prosecchi rosè o in lattina”, usurpazioni della DOP Parmigiano-Reggiano, con la commercializzazione di illeciti formaggi vegani.

Le procedure dell’ICQRF attuate e sviluppate per i controlli sul web stanno dimostrando che la macchina statale si sta adeguando con sempre maggiore determinazione alla rapidità e all’immediatezza del web ed inoltre dimostrano che i controlli sul web non solo sono possibili, ma sono sicuramente più veloci e meno costosi dei controlli tradizionali e ugualmente efficaci, specie se effettuati su prodotti agro-alimentari pubblicizzati e/o commercializzati oltre i confini nazionali.

Con questo moderno approccio ai controlli, l’ICQRF assolve con efficacia ai propri compiti istituzionali e, contemporaneamente, risponde adeguatamente alle enormi sfide poste dal XXI secolo.

Senza ombra di smentita possiamo affermare che l’ICQRF, nel campo dei controlli online, rappresenta oggi un fondamentale fattore di competitività del “Sistema Italia”.

 


[1] Funzionari del Dipartimento dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF)  e membri dell’Unità di protezione ex officio.

[2] Fonte Coldiretti

[3] Fonte: Rapporto CREA 2016, su dati ISTAT, in Commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari 2015, consultabile al link: http://www.crea.gov.it/wp-content/OldFiles/NewUploads/2016/07/commercio-2015_WEB-2.pdf 

[4] 288 prodotti DOP ed IGP e 523 vini DOCG, DOC, IGT (Dati consultabili anche al link https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/309 ).

[5] Si tratta dei registri denominato e-Bacchus per i vini qualità DOP ed IGP (http://ec.europa.eu/agriculture/wine/e-bacchus_en )  e DOOR ( http://ec.europa.eu/agriculture/quality/door/list.html;jsessionid=pL0hLqqLXhNmFQyFl1b24m ) per i prodotti agro-alimentari DOP ed IGP.

[6] Fonte: Rapporto 2015 ISMEA-Qualivita.

[7] Prodotti di altri Paesi che sono commercializzati come fintamente italiani.

[8] Tecnicamente sono denominati Internet Hosting Providers, (IHPs).

[9] Tecnicamente sono chiamati Internet Service Provider,(ISP).

[11] Secondo il suddetto rapporto, nel 2014, i Paesi maggiormente interessati dal fenomeno dell’e-commerce nel mondo sono, in termini di fatturato ( miliardi di Euro): la Cina con € 405, gli USA con € 363, il Regno Unito con € 127, il Giappone con € 102, la Germania con € 71, la Francia con  € 57, il Canada con € 21.

[13] B2C sta per Business to Consumers, ovvero le vendite al dettaglio online.

[16] Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali.

[17] Dal 25 ottobre del 2016, Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agro-alimentare dell’Arma dei Carabinieri.

[18] Fonte: Elaborazione su dati Relazione del Piano Nazionale integrato - anno 2015

[19] Per maggiori informazioni vedasi l’ICQRF report 2015 pubblicata al link: https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/394

[20] I Laboratori ICQRF operano in conformità alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025:2005 "Criteri generali sulla competenza dei laboratori di prova e di taratura", effettuando i controlli sulla base di determinazioni analitiche accreditate dall'Ente unico di accreditamento nazionale ACCREDIA riconosciuto in ambito europeo e conforme alla norma ISO/IEC 17011:2004 "Conformity assessment - General requirements for accreditation bodies accrediting conformity assessment bodies".

[21] Considerando 1 e 19 del Regolamento (UE) n. 1151/2012 .

[22] Ai sensi dell’articolo 38 del Regolamento n. 1151/2012.

[23] Dall’articolo 90, paragrafo 1, del Regolamento UE n. 1306/2013, che prevede che gli Stati Membri, di propria iniziativa o su richiesta di un soggetto interessato, prendono tutte le misure necessarie per far cessare l’uso illegale della denominazione ed impedire la commercializzazione dei prodotti attraverso i quali la violazione è stata commessa;  dall’articolo 103, paragrafo 2, del Regolamento (UE) n. 1308/2013 e dall’articolo 19, paragrafo 2, del Regolamento (CE) n. 607/2009.

[24] Bundesministerium für Ernährung und Landwirtschaft.

[26] Ovvero il Prosecco DOC, il Prosecco Conegliano-Valdobbiadene DOCG ed il Prosecco Asolo DOCG.

[27] http://vero.ebay.com/vero/Ministero%20delle%20politiche%20agricole%20%E2%80%93%20ICQRF

[28] Il primo MoU tra ebay, il Mipaaf/ICQRF ed AICG (Associazione italiana  Consorzi Indicazioni Geografiche) fu firmato il 7 maggio 2014 per la protezione dei prodotto DOP ed IGP. Il 23 marzo 2015 un secondo MoU, per la protezione dei vini DOP ed IGP, fu firmato tra ebay, il Mipaaf/ICQRF e la Federdoc. Tali MoU sono stati rinnovati il 21 giugno 2016.

[29] L’attività di collaborazione con Alibaba risale alla seconda metà del 2015, tuttavia solo a partire dal mese di agosto del 2016 è stato strutturata con un MoU

[30] www.alibaba.com , www.taobao.com, www.tmall.com, www.aliexpresscom, www.1688.com. 

 

Autori: Dr.ssa Saporito Maria Grazia Ivon -  Dr.Gualtieri Fabrizio - Dr. Filadelfia Bartolomeo

 

Per approfondire

The EU Food Fraud Network and the System for Administrative Assistance & Food Fraud – Annual report 2016

 

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