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AMR: GIORNATA EUROPEA e SETTIMANA MONDIALE SULL’USO CONSAPEVOLE DEGLI ANTIBIOTICI

  • 20 novembre 2019
  • Autore: Redazione VeSA
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Lo scorso 18 Novembre è stata celebrata la “Giornata europea degli antibiotici ” (European Antibiotic Awareness Day) promossa dal ECDC (Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie)  al fine di aumentare la consapevolezza dell’importanza degli antibiotici e del loro uso appropriato tra la popolazione e i professionisti sanitari. Inoltre dal 18 al 24 Novembre ricorre la “Settimana mondiale sull’uso consapevole degli antibiotici” (World Antibiotics Awareness week), organizzata da Oms, Fao e Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie).

 

In Italia la resistenza agli antibiotici si mantiene tra le più elevate d’Europa e costituisce un serio problema di sanità pubblica. Va assolutamente rafforzata la sorveglianza del fenomeno su tutto il territorio nazionale, aumentando la partecipazione dei laboratori dedicati a questa attività, come previsto dal Piano nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza del 2017” ha dichiarato nell’occasione il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri.

 

La  Sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza (Ar-Iss) e la Sorveglianza delle Cpe, coordinate entrambe dall’Istituto Superiore di Sanità, in vista degli eventi in programma, hanno pubblicato dati su AMR, relativi all’Italia, che purtroppo non risultano molto incoraggianti.

Nel nostro Paese, nel 2018, le percentuali di resistenza alle principali classi di antibiotici per gli otto patogeni sotto sorveglianza (Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species) si mantengono più alte rispetto alla media europea, pur nell’ambito di un trend in calo rispetto agli anni precedenti. Inoltre, sempre lo scorso anno, in Italia sono state diagnosticati più di 2000 casi di infezioni nel sangue causate da enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE) enzimi in grado di idrolizzare e quindi distruggere i carbapenemi, antibiotici ad ampio spettro che sono considerati (ma forse ormai sarebbe meglio dire erano considerati) “risolutivi” per il trattamento di infezioni gravi, tipicamente nel paziente ospedalizzato.

Sempre nel nostro Paese si registra anche il numero più elevato di decessi per antibiotico resistenza rispetto ai dati europei. Basti pensare che dei 33.000 decessi che avvengono in Europa ogni anno per infezioni causate da batteri resistenti agli antibiotici, oltre 10.000 succedono in Italia.

Come dichiara Annalisa Pantosti, responsabile della Sorveglianza AR-ISS, “gli ultimi dati disponibili mostrano che i livelli di antibiotico-resistenza e di multi-resistenza delle specie batteriche sotto sorveglianza sono ancora molto alti, nonostante gli sforzi notevoli messi in campo finora, come la promozione di un uso appropriato degli antibiotici e di interventi per il controllo delle infezioni nelle strutture di assistenza sanitaria. In questo contesto, il “Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza (PNCAR) 2017-2020”, rappresenta un’occasione per migliorare e rendere più incisive le attività di contrasto del fenomeno a livello nazionale, regionale e locale”.

Le percentuali di resistenza alle cefalosporine di terza generazione (29%) e ai fluorochinoloni (42%) in Escherichia coli si sono confermate di gran lunga maggiori rispetto alla media europea, anche se in leggero calo rispetto agli ultimi anni. Si è osservata una diminuzione significativa nella percentuale di isolati di Klebsiella pneumoniae resistenti ai carbapenemi, che sono passati dal 37% nel 2016 al 30% nel 2018, mentre per E. coli, anche se il valore si è confermato molto basso (0,6%), è risultato in leggero aumento rispetto agli anni precedenti. La resistenza ai carbapenemi è risultata frequente, anche se in diminuzione, nelle specie Pseudomonas aeruginosa (16%) e Acinetobacter (82%). Per Staphylococcus aureus, la percentuale di isolati resistenti alla meticillina (MRSA) si è mantenuta stabile intorno al 34%, mentre incrementi significativi si sono riscontrati nella percentuale di isolati di Enterococcus faecium resistenti alla vancomicina, passata dal 6% nel 2012 al 19% nel 2018. Per Streptococcus pneumoniae si è osservata una tendenza alla diminuzione sia per la percentuale di isolati resistenti alla penicillina che per quelli resistenti all’eritromicina.

Secondo i dati della Sorveglianza Nazionale dedicata alle batteriemie causate da Enterobatteri produttori di carbapenemasi (CPE), gli oltre 2.000 casi diagnosticati e segnalati nel 2018 evidenziano la larga diffusione in Italia delle CPE, soprattutto in pazienti ospedalizzati.

In particolare: nel periodo 2016-2018, l’incidenza dei casi segnalati è costante.

L’Italia centrale è l’area con maggiore incidenza di casi ed è l’unica ad aver mostrato un aumento del tasso di incidenza rispetto al 2017: 4,4 casi su 100.000 residenti (nel 2017 erano 3,8 su 100.000), seguita dal Sud e dalle Isole (3,1 su 100.000 residenti) e dal Nord (2,8 su 100.000 residenti). Nel Centro, la Regione con la più alta incidenza è il Lazio (5,9 su 100.000 residenti), nel Sud e Isole la Puglia (6 su 100.000 residenti) e nel Nord l’Emilia-Romagna (5,2 su 100.000 residenti).

I soggetti maggiormente coinvolti sono maschi (65,2%), in una fascia di età compresa tra 60 e 79 anni (48,5%), ospedalizzati (86,1%) e, tra questi, la maggioranza si trova nei reparti di terapia intensiva (38,3%).

Il patogeno maggiormente diffuso è Klebsiella pneumoniae (97,7%) con enzima KPC (Klebsiella pneumoniae carbapenemasi); a fine 2018, si osserva però un aumento di altri enzimi, in particolare NDM (New Delhi metallo beta lattamasi).

Il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri ha concluso il suo intervento con un importante e utile passaggio che riassume molto bene la problematica dell’AMR  e le regole da seguire da parte di tutti: “L’abuso e l’utilizzo inappropriato degli antibiotici facilita lo sviluppo di batteri resistenti che rendono inefficaci le terapie. Dobbiamo imparare a usare questi farmaci in modo corretto evitando assolutamente il fai da teL’antibiotico va assunto solo dietro prescrizione medica e solo per curare le infezioni di origine batterica. Contro i virus, come quelli del raffreddore o dell’influenza, non serve a niente”.

Anche la Corte dei Conti europea ha pubblicato i questi giorni una relazione speciale su AMR e, per quanto i dati generali non siano positivi, viene osservato che, in ambito veterinario, sono stati fatti passi avanti. In particolar modo si sottolinea che in UE l’uso prudente degli antimicrobici negli animali è aumentato e alcuni Stati membri hanno introdotto strategie vincenti per ridurre l’uso di antibiotici in campo veterinario. Lo stesso titolo della relazione (Lotta alla resistenza antimicrobica: nonostante i progressi compiuti nel settore veterinario, permane la minaccia sanitaria per l’UE) evidenzia fin da subito che, nonostante gli sforzi, c’è molto da fare nella lotta all’AMR ma, nel settore veterinario, si sta già “lavorando al meglio”.

 

Autore: Dott. Stefano Gabrio Manciola

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Tag: AMR
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