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Quote latte: Italia inadempiente

  • 26 gennaio 2018
  • Autore: Redazione VeSA
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La Corte di Giustizia Europea, con la sentenza del 24/01/2018, ha condannato l'Italia sulle quote latte. In particolare nella sentenza si chiarisce che “l'Italia non ha rispettato gli obblighi, stabiliti dalle disposizioni del diritto dell’Unione Europea, in quanto non ha garantito che il prelievo supplementare, dovuto per la produzione realizzata in Italia in eccesso rispetto al livello della quota nazionale a partire dalla campagna 1995/1996 fino alla campagna 2008/2009, fosse effettivamente addebitato ai singoli produttori responsabili dei superamenti di produzione e fosse tempestivamente pagato”.

In particolare quindi la sentenza si riferisce al mancato pagamento delle sanzioni dovute al superamento delle quote di produzione di latte nazionali, stabilite a livello europeo, da parte di quegli allevatori responsabili dello sforamento.

Il prelievo supplementare infatti è una sanzione che gli allevatori devono versare all'Ue se responsabili del superamento del quantitativo di produzione assegnato al proprio Stato, le così dette quote latte, che sono state istituite nel 1984 per ridurre lo squilibrio tra domanda e offerta ed oggi non sono più in vigore.

La sentenza arriva dopo due anni di dibattimento e dichiara l'Italia inadempiente per non aver recuperato 1,26 miliardi di euro dai produttori lattieri effettivi responsabili del superamento delle quote latte nel periodo 1995-2009. 

La Corte di Lussemburgo sottolinea che non contesta all'Italia il pagamento delle penalità all’Unione ma "il non avere predisposto, in un lungo arco temporale (oltre 13 anni), i mezzi legislativi ed amministrativi idonei ad assicurare il regolare recupero del prelievo supplementare dai produttori responsabili della sovrapproduzione".

Lo Stato italiano infatti si è sostituito agli allevatori responsabili degli sforamenti versando all'UE 2,3 miliardi di euro senza trovare un modo per garantire che l’importo fosse effettivamente addebitato ai singoli produttori che avevano contribuito a ciascun superamento di produzione.

La sentenza sottolinea che questa situazione ha compromesso il sistema delle quote latte e ha creato distorsioni della concorrenza nei confronti dei produttori che hanno rispettato le quote e di quelli che hanno preso provvedimenti per pagare gli importi individuali del prelievo supplementare. Come sottolineato dalla Corte dei conti italiana, questa situazione è iniqua anche nei confronti dei contribuenti italiani.

La procedura di infrazione nei confronti dell'Italia è stata quindi avviata nel 2013 e nel 2015 la Commissione ha stimato che l'Italia debba ancora recuperare dai singoli produttori che hanno materialmente commesso le violazioni ben 1,26 miliardi di euro. Per questo ha deferito l’Italia alla Corte.

Di questi 1,26 miliardi di euro, circa 750 milioni risultano in parte già riscossi e in parte esigibili e oggetto di rateizzazione. Restano però circa 500 milioni ad oggi ormai irrecuperabili a causa di fallimenti/incapacità definitiva o per il protrarsi dei contenziosi con i responsabili.

Se l'Italia non dovesse uniformarsi alle indicazioni della sentenza, recuperando le somme dai responsabili degli sforamenti, si esporrebbe ad una nuova causa da parte della Commissione. In caso di una seconda sentenza per inadempimento, il nostro Paese potrebbe essere obbligato al pagamento di penali.

Secondo Coldiretti, quella che si è creata è una situazione determinata da una disattenzione nei confronti delle politiche comunitarie sulla quale si sono accumulati errori, ritardi e compiacenze che hanno danneggiato la stragrande maggioranza degli allevatori italiani che si sono messi in regola ed hanno rispettato le norme negli anni acquistando o affittando quote per un valore complessivo di 2,42 miliardi di euro. Le pendenze a cui fa riferimento l’Unione Europea riguardano per importi significativi poche centinaia di soggetti che hanno assunto un comportamento che, continua la Coldiretti, mette a rischio le casse dello Stato e fa concorrenza sleale alla stragrande maggioranza dei 32mila allevatori italiani.

Autore: Dott. Stefano Gabrio Manciola

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