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AMR: LA DISINFORMAZIONE NON AIUTA

  • 21 novembre 2019
  • Autore: Redazione VeSA
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E’ in corso la settimana mondiale sull’uso consapevole degli antibiotici (World Antibiotics Awereness Week), proclamata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), dalla FAO e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità Animale (OIE) e durante la Giornata Europea dell’antibiotico-resistenza (European Antibiotics Awereness Day), svolta il 18 novembre, l’ufficio stampa dell’ANMVI, si trova, nuovamente, a dover correggere la stampa nazionale sull’uso di antibiotici in allevamento.

L’edizione on line del Corriere della Sera aggiorna una pagina dedicata agli antibiotici, ripetendo gli errori pubblicati nell’edizione cartacea di domenica. Si quantificano sommariamente le responsabilità dei decessi per inefficacia da farmaco-resistenza e gli allevamenti sono i più additati: “nel 70 per cento dei casi gli antibiotici vengono utilizzati negli allevamenti di bovini o di polli, ma anche di pesci”, riporta la testata milanese aggiungendo che “per combattere infezioni, ma anche a scopo auxologico, vale a dire per favorire la crescita degli animali stessi”.

L’ANMVI sottolinea il fatto che non corrisponde a verità che negli allevamenti italiani si faccia uso di antibiotici “a scopo auxologico. In Italia infatti, l’utilizzo di antibiotici come promotori di crescita, è vietato dal 2006, come del resto in tutta Europa, secondo il Regolamento UE 1831/2003.

La Veterinaria, ed in particolare gli allevamenti zootecnici vengono troppo spesso incriminati come una delle maggiori cause della sempre più crescente antibiotico-resistenza anche se i dati, presentati dall’Istituto Superiore di Sanità, rivelano che il 75% delle infezioni antibiotico-resistenti si contraggono nell’ambito dell’assistenza ospedaliera. Certo è che questo non esime la Medicina Veterinaria all’uso prudente degli antibiotici, al contrario è impegnata nelle diverse strategie previste dal Piano d’Azione Europeo “One Health” contro la resistenza antimicrobica, per cui è stato redatto dal Ministero della Salute nel 2017 ed è attualmente in corso, il Piano Nazionale di contrasto dell’antimicrobico-resistenza 2017-2020 (PNCAR).

Anche la relazione speciale sulla lotta alla resistenza antimicrobica 2019 presentata dalla Corte dei Conti dell’Unione Europea in questi giorni, sottolinea alcuni progressi “specie in campo veterinario”; la Corte dichiara che, pur con progressi disomogenei, la maggior parte degli Stati Membri dell’UE ha fatto un uso più prudente degli antibiotici veterinari. La situazione nell’UE rimane comunque critica e la Corte raccomanda agli Stati Membri di continuare a “promuovere un uso prudente degli antimicrobici veterinari e un miglior monitoraggio della resistenza antimicrobica”.

Il Ministero della Salute a questo proposito, ha pubblicato un Manuale sulla “Biosicurezza e uso corretto e razionale degli antibiotici in zootecnia”, dove si ribadisce che l’uso responsabile riguarda tutti i soggetti che intervengono, in modalità differenti, nel ciclo di somministrazione; in questo caso medici veterinari ed allevatori. Ma l’antibiotico-resistenza non riguarda solo gli animali da reddito. La Federazione Europea dei Veterinari (FVE) ha pubblicato le linee guida sull’uso responsabile dei medicinali, oltre che per i medici veterinari e per gli allevatori, anche per i proprietari degli animali da compagnia. Ma l’antimicrobico-resistenza non si ferma neanche agli animali da compagnia. L’antimicrobico-resistenza è una minaccia seria che riguarda gli animali, l’uomo e l’ambiente, che sono inevitabilmente interconnessi fra loro e che va quindi combattuta con collaborazioni e strategie intersettoriali a livello mondiale seguendo l’approccio One Health.

Prevenzione, profilassi e biosicurezza sono senza dubbio degli ottimi strumenti, ben conosciuti ed utilizzati in campo veterinario per contrastare la minaccia dell’AMR; certo è che si può e soprattutto si deve migliorare.

Autore: Dott.ssa Moira Mattioni

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