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RISCHI EMERGENTI connessi al cibo: cosa ne pensano i cittadini Europei??

  • 30 aprile 2018
  • Autore: Redazione VeSA
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In data 11/04/2018 l'EFSA ha pubblicato la relazione scientifica che descrive lo studio effettuato per valutare l’opinione dei consumatori Europei a proposito dei rischi emergenti connessi al cibo e per conoscere e capire come vorrebbero esserne informati a tal riguardo.

In particolare sono stati intervistati oltre 6.200 consumatori di 25 Stati membri dell'UE con domande su potenziali rischi emergenti legati alla sicurezza alimentare.

L’EFSA definisce emergente come un "rischio derivante da un pericolo appena individuato al quale può verificarsi un'esposizione importante, o derivante da una inattesa, nuova o maggiore esposizione e/o suscettibilità a un rischio già noto".

I rischi emergenti sono caratterizzati da elevati livelli di incertezza: i valutatori del rischio sono spesso limitati nella stima accurata della probabilità di un rischio per la salute umana e della sua gravità. Alcuni rischi emergenti sono anche caratterizzati da ambiguità: potenziali rischi possono essere associati a benefici potenzialmente grandi, come nel caso della nanotecnologia o della biologia sintetica.

Queste caratteristiche rendono potenzialmente più difficile comunicare sui rischi emergenti rispetto a rischi "consolidati" e ben compresi.

Il sondaggio ha esaminato la conoscenza del consumatore e le preoccupazioni relative ai rischi emergenti, nonché le esigenze e le preferenze dei consumatori in relazione alla comunicazione del rischio emergente.

In particolare il sondaggio ha utilizzato tre esempi di rischi emergenti: green smoothies (frullati verdi), riso in plastica e nanoparticelle.

Tutte le domande sui tre esempi di rischi emergenti hanno suscitato un grandissimo numero di risposte "non so", indicando che una grande percentuale di intervistati mancava di conoscenze a tal riguardo.

Questa situazione suggerisce che le percezioni dei rischi emergenti sono "potenzialmente malleabili" e, di conseguenza, qualsiasi comunicazione su tali rischi può svolgere un ruolo fondamentale nel plasmarne la percezione.

Dal sondaggio emerge anche che la frode alimentare, che include sia i rischi consolidati che quelli emergenti, è identificata dai partecipanti come la più preoccupante e i "rischi consolidati" sono considerati fonti di rischio maggiori rispetto ai nuovi rischi. Così ad esempio, i rischi microbiologici consolidati (come i batteri che causano malattie trasmesse da alimenti) sono maggiormente causa di preoccupazione dei rischi microbiologici che potrebbero essere considerati emergenti (come i nuovi virus alimentari) e le sostanze chimiche negli alimenti sono un rischio maggiore rispetto alle nanoparticelle.

Nel complesso quindi gli intervistati si sono detti più preoccupati dei rischi già noti agli studiosi che di quelli emergenti.


Per quanto riguarda la fiducia nelle autorità pubbliche nazionali nel garantire la sicurezza alimentare, questa tende ad essere collegata alle percezioni del rischio: minore è la fiducia, maggiore è il rischio percepito.

In particolare dal sondaggio si evince che gli intervistati italiani hanno manifestato la più alta fiducia nelle autorità pubbliche con valori percentuali molto maggiori a quelli riscontrati negli altri paesi.

Un altro aspetto interessante e utile ai fini della corretta comunicazione del rischio è data dalla valutazione, confermata dallo studio, che fornire informazioni incerte o ambigue ai consumatori può aumentare il livello percepito di rischio.

Ad esempio dal sondaggio emerge che in Italia, fornendo indicazioni sull’incertezza che circonda i rischi emergenti presi in esame, la percentuale di consumatori che hanno aumentato il loro livelli di percezione del rischio è pari al 40% per quanto riguarda i frullati verdi, 13% per il riso di plastica e 18% per le nanoparticelle.

Da quanto detto si evince che la comunicazione di informazioni ai consumatori sulla natura dei rischi emergenti e sull'incertezza che li circondava sembra avere un impatto significativo sulla percezione del rischio. Di conseguenza le comunicazioni sui rischi emergenti possono comportare cambiamenti benefici per la consapevolezza del consumatore (in generale un' amplificazione della percezione del rischio), specialmente in situazioni in cui può essere consigliata la precauzione.

I risultati del sondaggio hanno fornito anche importanti informazioni in merito alla comunicazione sui nuovi rischi. La maggior parte dei consumatori infatti hanno espresso il desiderio di venire informati sui rischi emergenti sin dall’inizio del processo di individuazione, anche in presenza di incertezza scientifica.

Inoltre gli intervistati hanno indicato una chiara preferenza per la ricezione di alcuni tipi di informazioni sui rischi emergenti ed in particolare:

  • una descrizione generale dei rischi;
  • informazioni su come dovrebbero comportarsi per evitare i rischi e
  • informazioni su come i rischi li riguardano

informazioni chiare e specifiche che possano contribuire al processo decisionale.

In ogni caso i consumatori tendono a preferire comunicazioni semplici mentre solo una piccola percentuale di partecipanti ha dichiarato che vorrebbero ricevere dettagli tecnici sui rischi emergenti.

Lo studio ha rilevato che, per quanto riguarda le fonti di informazione relative agli alimenti, i consumatori mostrano la massima fiducia in studiosi e professionisti sanitari, quindi in organizzazioni dei consumatori e autorità pubbliche e infine la minima fiducia è rivolta a produttori e commercianti.

Gli intervistati hanno inoltre espresso preferenza per ricevere le informazioni sui rischi emergenti tramite canali tradizionali, come TV e giornali, e tramite i siti internet delle autorità nazionali competenti. Anche i social media sono stati citati come canali preferenziali tra i soggetti di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Per quanto riguarda l’uso dei social per la comunicazione dei rischi sicuramente ci sono chiari benefici per la velocità di informazione in tempi di crisi ma il possibile rischio è che questa fonte di comunicazione amplifichi eccessivamente la percezione del rischio provocando un'isteria involontaria.

Lo studio evidenzia inoltre che ci sono state notevoli differenze fra i diversi Stati UE nel modo in cui i consumatori hanno risposto alle informazioni sul rischio e sull'incertezza, con intervistati che in alcuni paesi che hanno appena riesaminato le loro stime del rischio a seguito della ricezione di informazioni e altri che hanno apportato revisioni significative. Anche i livelli di fiducia nelle autorità nazionali e le opinioni sulle scoperte scientifiche e sulle nuove tecnologie variano notevolmente da un paese all'altro.

Sorge la domanda su come l'EFSA e le autorità nazionali competenti degli Stati membri possano e debbano rispondere a tali risultati. Una possibile risposta è quella di suggerire che i messaggi riguardanti i rischi emergenti dovrebbero essere attentamente adattati alle caratteristiche particolari dei diversi gruppi.

Tuttavia, mentre i cittadini e le culture dell'UE sono molto diversi, si consiglia che le organizzazioni incaricate di valutare i rischi emergenti e di gestire sia l'incertezza che il rischio dovrebbero fornire un insieme unificato e coerente di messaggi. Ciò eviterebbe il rischio che diversi messaggi possano essere tradotti e confrontati, portando a confusione e sfiducia.

Nel complesso, le opinioni espresse dai consumatori aiuteranno quindi l'EFSA e i suoi partner presso gli enti nazionali di sicurezza alimentare a sviluppare strategie e materiale per la migliore comunicazione sui rischi emergenti.

Per approfondire leggi la RELAZIONE SCIENTIFICA dell’EFSA (inglese)

Autore: Dott. Stefano Gabrio Manciola

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