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Piano Nazionale di Controllo delle Salmonellosi negli Avicoli:

quali i risultati al termine del secondo anno del Piano triennale alla luce dei controlli eseguiti in Area Vasta 4

  • 28 dicembre 2017
  • Autore: Redazione VeSA
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Dopo nove anni dall’entrata in regime, con l’emanazione del primo Piano di Controllo, del Regolamento CE 2160/2003, volge ormai al termine il secondo dei tre anni di applicazione del Piano Nazionale di Controllo delle Salmonellosi negli avicoli 2016-2018.  Attraverso una semplice analisi dei dati relativi ai Controlli Ufficiali eseguiti dall’Autorità Competente sul territorio di Fermo, si vuole, in questa pubblicazione, valutare lo stato dell’arte del Piano in relazione agli esiti dei campionamenti eseguiti nel tempo.

Nel grafico sottostante è riportato l’andamento delle positività alle salmonelle cosiddette rilevanti per la sanità pubblica, emerse ai Campionamenti Ufficiali ed in Autocontrollo e per le quali sono stati intrapresi tutti i provvedimenti sanitari per la gestione di un focolaio. La stragrande maggioranza dei focolai riscontrati dal 2009 ad oggi (tutti tranne uno che nel 2010 interessò un allevamento di polli da carne), ha riguardato allevamenti di galline ovaiole, dato questo non sorprendente, vista la maggior prevalenza sul territorio di Fermo di tali allevamenti rispetto alle altre tipologie di pollame soggette al Piano (oggi 25 allevamenti di galline ovaiole, 17 di polli da carne della specie Gallus gallus, e 4 allevamenti di tacchini da ingrasso a carattere commerciale) nonché per il tipo stesso di allevamento che per la durata e la tipologia del ciclo produttivo risulta più sensibile alle salmonellosi.

 
Dopo una prima fase “altalenante”, dal 2012 ad oggi si è assistito ad un costante calo delle positività riscontrate in un numero relativamente basso di aziende.


 


Analogo andamento si è riscontrato per l’isolamento di diversi sierotipi di salmonelle non rilevanti emerse al Campionamento Ufficiale, che oltre ad essere tutte potenzialmente patogene, rappresentano lo specchio della gestione aziendale da parte dell’OSA coadiuvato dal proprio Veterinario Aziendale, in modo particolare nell’applicazione delle norme di Biosicurezza in ambito di produzione primaria.


 


I risultati dell’applicazione del Piano dal 2012 ad oggi sembrano incoraggianti. Il calo delle positività è di certo ascrivibile ad una maggiore sensibilità all’applicazione delle norme di Biosicurezza, diventate sempre più cogenti nel rispetto dei Piani di controllo, nonché alla pratica della vaccinazione, soprattutto verso S. Enteritidis che negli ultimi anni è stata rutinariamente inserita in molti Piani vaccinali aziendali.
Quanto rilevato ripagherebbe degli sforzi fin qui fatti sia in termini di Controlli Ufficiali che di  Autocontrollo, compresi quelli volti alla corretta gestione della BDN avicola (Banca dati Nazionale) che si rende indispensabile per il corretto inserimento dei campionamenti nel SIS (Sistema Informativo Salmonellosi) ed essenziale per la gestione dei Piani stessi che consentono l’attribuzione della qualifica di Allevamento Accreditato per salmonellosi registrata in anagrafe. In questa maniera non solo si attua l’esecuzione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) a livello di ASUR e la corretta movimentazione degli animali con l’ormai obbligatorio modello 4 informatizzato, ma soprattutto si garantisce l’immissione sul mercato di un prodotto sempre più consumato (uova e carne di pollame) che dia sempre più garanzie al consumatore finale.
Proprio questo aumento dei consumi ha forse determinato a livello Europeo un arresto della diminuzione dei casi di salmonellosi in campo umano nell’anno ormai a termine, come riferisce l’EFSA (L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare) nell’ultimo report sulle zoonosi.
Questo fenomeno spinge a mantenere alta l’attenzione sul problema salmonellosi, e forse porterà in futuro la Comunità Europea ad apportare modifiche alla Normativa di settore sempre in costante evoluzione. A tal riguardo novità si attendono anche dal Ministero della Salute che si auspica presto faccia chiarezza sulla confusione generata dalla emanazione delle “Linee guida relative all’applicazione del Regolamento CE 2073/2005 e successive modifiche ed integrazioni sui criteri microbiologici applicabili agli alimenti”, Intesa ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della Legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano. In tale documento infatti si considera privo di qualifica sanitaria e come tale trattato al mattatoio, qualsiasi gruppo di pollame della specie Gallus gallus non campionato per salmonellosi nei 21 giorni pre-macellazione. Tale campionamento, previsto nel Piano di autocontrollo per polli e tacchini da carne, non veniva di norma eseguito per le galline ovaiole ove il Campionamento in Autocontrollo è previsto, nello stesso Piano Nazionale, ogni 15 settimane e quello Ufficiale in un qualsiasi momento dell’anno solare nel gruppo più vicino alla macellazione, ma senza stabilire alcuna tempistica precisa, con conseguente attribuzione annuale della qualifica sanitaria in BDN al termine dei controlli sistematici eseguiti dalla Autorità Competente Locale.
In conclusione, ancora è necessario impegnarsi nella esecuzione dei Piani di Controllo per le salmonellosi negli avicoli, con la certezza però che il lavoro fin qui eseguito sta dando i suoi preziosi frutti in termini di sicurezza alimentare, per un prodotto sempre di più largo consumo a livello Europeo.


Autore: dott.ssa Pina De Curtis

 

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