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SALMONELLOSI NELLA FILIERA AVICOLA: ATTIVITÀ DEL SERVIZIO SANITÀ ANIMALE NEGLI ALLEVAMENTI DI POLLAME

  • 15 gennaio 2018
  • Autore: Redazione VeSA
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La Salmonella è un batterio che vive nell’intestino degli animali domestici, è il principale responsabile di tossinfezioni alimentari nell’uomo ed è oggetto di piani di sorveglianza, obbligatori negli allevamenti di pollame in tutta l’Unione Europea, che contemplano l’attuazione di rigorose misure di controllo e la raccolta, elaborazione e divulgazione di dati.

In Italia il settore avicolo riveste un ruolo economico importante e il 99% delle carni di pollame che arrivano sulla nostra tavola sono di provenienza italiana. Le Marche si collocano tra le prime cinque regioni italiane per numero di allevamenti e di capi allevati (dati ISMEA: Avicoli e uova – Scheda di settore).

La malattia nell’uomo – alcuni dati

Nell’Unione Europea (UE) nel 2016 la salmonella è stata la principale causa di tossinfezione alimentare. Con oltre 94.000 casi notificati, pari a 20,4 casi ogni 100.000 abitanti, ha rappresentato il 22% di tutti gli episodi di malattia dell’uomo correlati all’assunzione di alimenti o acqua. Nello stesso periodo in Italia si sono registrati 4.100 casi di salmonellosi umana, pari a 7 casi ogni 100.000 abitanti.

 I principali alimenti di origine animali coinvolti nelle infezioni da salmonella sono stati, sempre a livello europeo, uova e prodotti a base di uova, seguiti da carne di pollame.

L’andamento delle infezioni da salmonella nell’uomo è diminuito in modo significativo tra il 2008 al 2016, in concomitanza con l’avvio di misure di controllo negli allevamenti avicoli, pur rimanendo su un livello stabile negli anni dal 2012 al 2016 (The European Union summary report on trends and sources of zoonoses, zoonotic agents and food-borne outbreaks in 2016-pdf).

 

Misure di controllo

Il notevole impatto della salmonellosi sulla salute pubblica ha portato l’Ue a rendere obbligatoria l’implementazione di specifiche misure di controllo nei confronti di tale infezione e del relativo agente eziologico.

Le misure adottate in Italia (dal 2008) e negli altri Stati membri dell’UE al fine di limitare il rischio di infezione da salmonella discendono da norme emanate dall’UE, la cui strategia in materia di sicurezza alimentare ha tra i principi fondanti un elevato livello di tutela della vita e della salute umana.

Tale obiettivo è perseguito attraverso un approccio integrato dal campo alla tavola, che significa agire nelle diverse fasi della produzione degli alimenti, dall’allevamento degli animali, alla macellazione, alla lavorazione e distribuzione degli alimenti di origine animale. Il processo decisionale dell’UE è guidato dall’analisi del rischio, condotta in modo obiettivo e trasparente e basata su dati scientifici.

Nel caso specifico delle salmonelle e con particolare riguardo alla fase di allevamento del pollame, che in Europa rappresenta la principale fonte di infezione per l’uomo, è attuato su tutto il territorio nazionale un piano di controllo (Piano di controllo nazionale delle salmonellosi negli avicoli 2016/2018-pdf) approvato dall’UE, che vede come parti attive l’operatore del settore alimentare ovvero colui che alleva il pollame, i Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie Locali, gli assessorati alla sanità delle Regioni e il Ministero della Salute.

 Le attività previste dal piano mirano a ridurre il numero dei gruppi di pollame infetti, obiettivo primario per poter mantenere a livelli accettabili il rischio di tossinfezione alimentare associato al consumo di carne e uova. Il gruppo è l’insieme degli animali ospitati all’interno di un unico capannone dell’allevamento, quindi in ogni allevamento ci sono tanti gruppi quanti sono i capannoni che ospitano pollame.

Il piano si applica negli allevamenti con più di 250 capi di:

  • Polli riproduttori
  • Galline che producono uova da consumo
  • Polli da carne
  • Tacchini riproduttori
  • Tacchini da carne

    e negli incubatoi.

Gli allevamenti di polli riproduttori e tacchini riproduttori forniscono agli incubatoi le uova da cui nasceranno i pulcini destinati alla produzione di carne o di uova per il consumo umano e i tacchinotti destinati alla produzione di carne per il consumo umano.

Il grafico sottostante riporta la distribuzione degli allevamenti con oltre 250 capi nelle 5 province marchigiane. I dati sono stati estrapolati dall’Anagrafe Nazionale degli Avicoli, l’anno di riferimento è il 2017.

 

Il piano prevede su tali strutture:

  1. campionamenti in autocontrollo, che consistono nel prelievo di campioni ambientali (feci e/o polvere) per la ricerca di salmonella, da parte dell’allevatore, nel rispetto di una tempistica ben definita;
  2. campionamenti ufficiali, che consistono nel prelievo di campioni ambientali (feci e/o polvere in allevamento, materiale venuto a contatto con le uova schiuse in incubatoio) per la ricerca di salmonella, da parte dei Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie Locali, in tutti gli allevamenti di polli e tacchini riproduttori e in una parte degli allevamenti di galline ovaiole, polli e tacchini da carne, nel rispetto di una tempistica ben definita;
  3. controlli da parte dei Servizi Veterinari delle Aziende Sanitarie Locali per verificare il rispetto delle disposizioni di legge in materia di anagrafe, piano di controllo delle salmonellosi, benessere animale, biosicurezza ed igiene delle strutture, alimentazione, medicinali.

Gli esami di laboratorio condotti sui campioni prelevati negli allevamenti mirano non solo ad evidenziare la presenza di salmonella, ma anche ad identificarne il sierotipo. Infatti sono solo determinati sierotipi ritenuti rilevanti per la salute pubblica che comportano l’adozione di misure specifiche quali:

  • macellazione o abbattimento dei gruppi infetti
  • trattamento termico o distruzione delle carcasse
  • trattamento termico o distruzione delle uova
  • disinfezioni degli ambienti prima di introdurre nuovamente degli animali
  • vaccinazione dei riproduttori e delle galline ovaiole introdotti in capannoni che nel ciclo precedente ospitavano gruppi positivi per sierotipi rilevanti di salmonella.

    Inoltre:

  • in ogni caso di positività per salmonella si effettua una indagine per cercare di individuare la possibile origine dell’infezione
  • sulle salmonelle di sierotipi rilevanti per la salute pubblica si fanno studi di sensibilità agli antimicrobici, per valutare il fenomeno dell’antibioticoresistenza nelle salmonelle circolanti nella popolazione animale, ai fini della tutela della salute pubblica. Nei gruppi di volatili infetti da salmonella, infatti, l’uso di antibiotici è vietato.

I dati relativi alle attività svolte negli allevamenti sono rendicontati attraverso l’inserimento dei risultati delle stesse in appositi sistemi informativi nazionali. Il Ministero della Salute trasmette i dati raccolti con l’attuazione del piano sul territorio nazionale alla Commissione Europea. La Commissione Europea, con il supporto tecnico-scientifico dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) analizza ed elabora i dati trasmessi da tutti gli stati membri, incrociandoli con quelli relativi all’infezione da salmonella nell’uomo.

Concludendo…

A livello europeo gli alimenti di origine avicola rappresentano la principale fonte di infezioni da Salmonella nell’uomo. Negli stati membri dell’UE sono attuate misure lungo tutta la catena alimentare per tenere sotto controllo tale zoonosi. Gli obiettivi di riduzione della diffusione di salmonelle rilevanti negli allevamenti di pollame in Italia sono rispettati, ciò significa che meno del 2% dei gruppi di galline da uova e meno dell’1% dei gruppi di polli riproduttori, tacchini riproduttori, polli da carne e tacchini da carne risultano infetti da sierotipi rilevanti di salmonella. La raccolta sistematica di dati relativi all’infezione da salmonella consente di monitorarne l’andamento negli animali e nell’uomo e di apportare adattamenti alle misure di controllo attuate negli stati europei, alla luce di eventuali criticità.

Non va comunque dimenticato che un contributo importante alla prevenzione della malattia possono darlo gli stessi consumatori, seguendo alcune semplici regole di comportamento nella manipolazione degli alimenti.

 

Autore. Dr.ssa Michela Bonci

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