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IN VIGORE IL PIANO REGIONALE DI SORVEGLIANZA DELLA PESTE SUINA AFRICANA

  • 22 maggio 2020
  • Autore: Redazione VeSA
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Con il Decreto del Presidente della Giunta Regionale Marche n. 150 del 13 maggio 2020 avente per oggetto il DGR n. 186 del 24/02/2020, ed il cui rispetto è obbligatorio su tutto il territorio, vengono intraprese le attività di sorveglianza sanitaria necessarie a prevenire l’introduzione della Peste Suina Africana (PSA), a salvaguardia della sanità del patrimonio suinicolo e della sicurezza alimentare regionale.

La PSA è una patologia dei suidi (nelle Marche cinghiali e suini), di origine virale, sostenuta da un virus molto stabile, a DNA a doppia elica, appartenente alla famiglia Asfarviridae, genere Asfivirus, che in Europa viene trasmesso sia per contatto diretto attraverso la via oro-nasale, sia per contatto indiretto (vettori), che tramite l’ingestione di alimenti contaminati.

 E’ una malattia che genera danni economici importanti a causa delle restrizioni alla commercializzazione di suini vivi e delle loro carni, ed il cui ingresso potrebbe causare ingenti disastri alla zootecnia regionale.

L’Italia ne è attualmente indenne, ad eccezione del territorio della Sardegna, Regione in cui l’infezione è presente dal 1978 (da cui le note restrizioni ai movimenti di alimenti ed animali dall’isola).

Nel resto dell’Europa invece la situazione epidemiologica è in continua evoluzione e rappresenta una  fonte di grande preoccupazione da quando dall’Est, nel 2007, ha iniziato una progressiva diffusione in maniera continua, arrivando a coinvolgere Stati Membri dell’Unione e Balcani. Soprattutto questi ultimi rappresentano, per vicinanza, un grosso problema, quale possibile percorso di penetrazione del virus sul territorio nazionale.

Inoltre desta profonda preoccupazione il rischio derivante da alimenti o altri materiali contaminanti, veicolati da viaggiatori, trasportatori, turisti, ecc., che possono entrare in contatto con i suidi presenti sul territorio nazionale.

La realizzazione del Piano è affidato ai Servizi di Sanità Animale che lo gestiscono, a livello informatizzato, alimentando i dati tramite il Sistema SINVSA, messo a disposizione dal Ministero della Salute all’interno della piattaforma VETINFO. Tale applicativo contiene una specifica sezione per la gestione del Piano di Sorveglianza della Peste Suina Africana dove si trovano le schede di accompagnamento dei campioni prelevati, riportanti un codice univoco e, una volta completate con il rilievo dei relativi dati epidemiologici, inviate  col materiale presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche.

Il Piano di sorveglianza si articola attraverso dei punti strategici:

a) Sorveglianza passiva nelle popolazioni di cinghiali. Attività che possa permettere il tempestivo riscontro dell’infezione (early detection) sul territorio attraverso la segnalazione e il controllo diagnostico di tutti i cinghiali rinvenuti morti e di tutti i casi sospetti (ogni cinghiale morto viene preso in considerazione, compresi  quelli vittime di incidente stradale).

Naturalmente le segnalazioni possono essere effettuate da diverse figure coinvolte come Carabinieri, Polizia Provinciale, allevatori, cacciatori, trekkers, birdwatchers, comuni cittadini ecc.

La segnalazione va effettuata alla rete del CRAS che provvede in proprio alla raccolta della carcassa e ne fornisce comunicazione al Servizio di Sanità Animale competente, per procede successivamente al prelievo di opportuni campioni o dell’intera carcassa.

In particolari condizioni ambientali o per altri motivi contingenti, il Servizio di Sanità Animale, pur restando responsabile dell’attività, può affidare l’esecuzione del sopralluogo e l’eventuale prelievo ad un veterinario che operi in un’area protetta/parco, a un veterinario libero professionista o ad altri operatori qualificati e debitamente formati.

In ogni caso il sopralluogo e il prelievo dei campioni devono essere sempre effettuati nel rispetto delle misure d’igiene e biosicurezza, adeguate al livello di rischio e alle condizioni ambientali. Ove possibile è  consigliata la rimozione e la distruzione delle carcasse e la disinfezione degli ambienti e degli attrezzi usati. Il numero minimo di analisi sui resti di cinghiali, fissato per l’intero territorio delle Marche, è di 7 all’anno.

Le modalità per effettuare il prelievo e la gestione dell’esito delle analisi sono previste nelle procedure annesse al Piano.

b). Sorveglianza passiva negli allevamenti di suini domestici.  A tal fine, negli allevamenti con una consistenza inferiore a 50 capi, in alternanza e su base settimanale, ogni Servizio di Sanità Animale, effettua un esame anatomo-patologico e un prelievo di campioni da almeno due carcasse di suini morti. Tale attività può essere integrata dalle routinarie attività diagnostiche che l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche effettua sistematicamente sulle carcasse suine.

Questo è il punto veramente critico del Piano in quanto raramente i piccoli allevatori segnalano le morti di suini nella propria Azienda (principalmente per gli oneri economici connessi al corretto smaltimento delle carcasse) e sarà indispensabile trovare la giusta sintonia ed integrazione tra le differenti Aree Vaste e l’IZS per il recupero di almeno due casi da analizzare ogni settimana.

In subordine sarà necessario ricorrere a campionamenti da effettuare nelle aziende commerciali e con un numero di capi superiore ai 50.

c) caso sospetto nei suidi domestici. Come previsto dal Regolamento di Polizia Veterinaria DPR 320/1954, in caso di ogni sospetto il competente Servizio di Sanità Animale mette in atto quanto previsto dal manuale  operativo delle emergenze  redatto dal Centro di Referenza Nazionale per le Pesti Suine (CEREP) in collaborazione con il Ministero della Salute. Il sospetto può essere formulato sulla base della sintomatologia clinica, e in particolare rilevando i segni di aumentata mortalità, ipertermia (>41°C), lesioni emorragiche cutanee, perdite ematiche ed aborti.

Se è confermata la fondatezza del sospetto, si procede ad applicare e a notificare le misure di restrizione previste per Legge, adottando misure di biosicurezza appropriate e prelevando opportuni campioni per i test di conferma, asportando in ordine di priorità: milza, rene, linfonodi, tonsille, sangue e midollo da ossa lunghe.

Il prelievo di campioni di sangue può essere costituito da coaguli (es. dalle cavità cardiache) o da fluidi corporei, in caso di prelievo da carcasse. In caso di prelievo da animali malati o moribondi è preferibile effettuare due prelievi: uno per i test virologici (sangue intero con provetta a tappo viola con EDTA) e uno per i test sierologici (sangue intero con provetta vacutainer a tappo rosso senza coagulante).

Il Direttore del Servizio di Sanità Animale deve notificare il sospetto attraverso il SIMAN.

d) Verifica dei livelli di applicazione delle misure di biosicurezza. Per eseguire questo compito entra in causa anche il Veterinario Aziendale che procederà a verificare il livello di biosicurezza con l’utilizzo del Sistema informativo Classyfarm, disponibile nel sito web dedicato (www.classyfarm.it), implementando direttamente una check list appositamente elaborata. Il Servizio di Sanità Animale competente per territorio verificherà successivamente tali dati.

I criteri minimi da verificare in tale circostanza  sono compiutamente esplicitati nella nota della P.F. Veterinaria e Sicurezza Alimentare PROT:0005804|19/05/2020|R_MARCHE|ARS|VSA|P che integra, sull’argomento, la D.G.R. 150/2020

e) Campagna di formazione e di informazione. La Regione, con la collaborazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche, è tenuta a realizzare campagne di formazione e di informazione per aumentare la consapevolezza, a tutti i livelli, del rischio di introduzione dell’infezione, migliorando ed acuendo la sensibilità degli operatori nel riconoscere i sintomi riferibili alla Peste Suina Africana.

Anche questo Portale, www.veterinariaalimenti.marche.it deve essere utilizzato per rendere disponibile a tutti gli interessati materiare formativo ed informativo sulla malattia.

 

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Dott. Giuseppe Iacchia 

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