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Resistenza agli antibiotici: Dati in Europa e Sorveglianza nazionale sulle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi in Italia

 

Rapporto dati europei 2013-2015

Un nuovo rapporto congiunto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) presenta i dati sul consumo di antibiotici in Europa e sui fenomeni di antibiotico - resistenza nel periodo 2013-15.

Il rapporto conferma il legame tra consumo di antibiotici e resistenza agli antibiotici, sia negli esseri umani sia negli animali destinati alla produzione alimentare. Inoltre evidenzia che esistono ancora differenze notevoli circa l’uso di antibiotici negli animali e nell’uomo e, in generale, l’uso è più frequente negli animali da produzione alimentare anche se la situazione varia in base al Paese e al tipo di antibiotico.

Il rapporto rileva che l’uso delle polimixine, classe di antibiotici che comprende la colistina, classificate dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) come antibiotici di “importanza critica” (CIA) è elevato negli allevamenti e sta aumentando anche negli ospedali e l’uso dei chinoloni negli animali, anch’essi di importanza critica, aumenta le resistenze a questi farmaci in Salmonella e Campylobacter con maggior rischio di infezioni resistenti nell’uomo.

L’uso di cefalosporine di terza e quarta generazione, per contro, è ridotto negli animali ma notevole nell’uomo, ed è connesso alla diffusione della resistenza a questi antibiotici in E. coli isolati dall’uomo.

Leggi la notizia sul sito EFSA (ita)

Lista OMS antimicrobici di importanza critica per la salute umana (CIA) 2017 (en)

Infografica CIA (en)

Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi: Rapporto 2013-2016

In Italia, tra il 1 aprile 2013 e il 31 luglio 2016 sono state riportate 5331 batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi e/o produttori di carbapenemasi (CPE).

In generale, le batteriemie hanno riguardato per il 62% soggetti di sesso maschile, con età media di 65,4 anni e nell’84% dei casi i pazienti si trovavano in ospedale al momento dell’insorgenza della batteriemia. Il 96,8% dei casi segnalati è stato causato da K. pneumoniae e il 3,2% da E. coli. Nella gran parte dei casi la carbapenemasi prodotta era di tipo Klebsiella pneumoniae carbapenemase (Kpc).

In Italia, i CPE hanno iniziato a diffondersi dal 2010, e oggi il nostro Paese può essere definito “iperendemico” per le infezioni sostenute da questi microrganismi. La diffusione è dovuta soprattutto a K. Pneumoniae produttore di KPC.

La sorveglianza nazionale è stata istituita per ottenere una migliore descrizione del fenomeno ed aumentare la consapevolezza delle strutture e delle autorità sanitarie della magnitudine del problema e della necessità di mettere in atto tutte le procedure di controllo delle infezioni.

La sorveglianza nazionale delle batteriemie da CPE ha evidenziato un elevato numero di casi, con un’incidenza di 2,5-3,3 casi per 100.000 abitanti per gli anni 2014 e 2015.

L’incidenza rispetto alle giornate di ricovero in Italia, per tutte le infezioni da CPE, è risultata essere del 7,8 per 100.000 giornate di ricovero, la seconda più elevata in Europa dopo la Grecia a fronte di un’incidenza che è inferiore all’1% per la maggior parte dei paesi europei, con poche eccezioni.

I dati della sorveglianza italiana indicano che le batteriemie da CPE sono più comuni in pazienti di età compresa fra 65 e 80 anni, di nazionalità italiana, più frequentemente di sesso maschile.

Nel nostro paese le batteriemie da CPE sono quasi esclusivamente dovute a ceppi di K. Pneumoniae produttori di carbapenemasi di tipo KPC.

Le segnalazioni provengono soprattutto dai reparti di terapia intensiva e medicina generale di strutture ospedaliere del nord Italia.

Dal documento emerge, in generale, una progressiva aderenza delle Regioni alla sorveglianza ma anche una probabile sottonotifica da parte di strutture sanitarie e/o Regioni in alcune aree italiane, ma malgrado la sottonotifica, l’elevatissimo numero dei casi registrati e la letalità correlata, richiedono che il problema delle infezioni da CPE sia da considerarsi una priorità di sanità pubblica.

 

Leggi il rapporto completo: “Sorveglianza nazionale delle batteriemie da enterobatteri produttori di carbapenemasi. Rapporto 2013-2016 (ita)

 

Autore : Dott.ssa Alba Minnozzi

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